Il 13 agosto 2007, la 26enne Chiara Poggi fu assassinata nella sua abitazione di via Pascoli, a Garlasco, mentre i genitori e il fratello Marco erano in vacanza in Trentino. Il 12 dicembre 2015, al termine di un lungo e travagliato iter processuale, la Corte di Cassazione ha definitivamente riconosciuto come unico colpevole del delitto l'allora fidanzato, Alberto Stasi, che ha però continuato a sostenere la sua innocenza. I suoi avvocati hanno provato più volte, negli anni, a ribaltare la sentenza di condanna emessa a suo carico, con richieste di revisioni e ricorsi, senza riuscirci.
Ora la Procura di Pavia ha riaperto il caso, iscrivendo nel registro degli indagati per omicidio in concorso con ignoti (o con Stasi) il nome di Andrea Sempio, amico di lunga data del fratello della vittima. L'uomo, già prosciolto due volte (nel 2017 e nel 2020), ha sempre dichiarato di essere estraneo ai fatti.
Giustificando la presenza del suo Dna sotto le unghie della vittima (come accertato, pare, da due consulenze, della difesa e della Procura) con il fatto che, all'epoca, frequentava la villetta in cui si è consumato il delitto.
ha ribadito in un'intervista a SkyTg24. A giorni il gip dovrà decidere se accettare la richiesta del pm, disponendo un incidente probatorio in cui confrontare il suo profilo biologico con quello eventualmente estrapolabile da una serie di reperti mai analizzati, oppure rifiutarsi, visto che i suoi difensori si sono opposti.
In caso di accertamenti, i familiari di Chiara parteciparanno con propri consulenti: si sono infatti costituiti parte offesa, auspicando che la posizione di Sempio - a cui credono - venga chiarita al più presto, anche sulla base degli elementi probatori emersi contro Stasi durante il processo. Per loro, tutta questa storia non fa che riaprire una ferita mai del tutto rimarginata.
Chi indaga lo farà a 360 gradi, concentrandosi non solo su Sempio, ma anche su persone che erano vicine alla vittima, tra cui le cugine Paola e Stefania Cappa che, secondo quanto riportato dal settimanale Giallo, dovrebbero essere riascoltate.
La seconda, in particolare, sarebbe stata tirata in ballo dal "supertestimone" intercettato da Le Iene, che avrebbe raccontato (come già aveva fatto un'altra persona che poi aveva ritrattato) di averla vista nei pressi della villetta di via Pascoli il giorno dell'omicidio.
L'uomo, rimasto anonimo, avrebbe parlato anche di altro: una serie di misteriosi suicidi avvenuti a Garlasco dopo il delitto. Otto, per l'esattezza. Tra i quali quello - risalente al 2010 - di Giovanni Ferri, un meccanico 88enne che, "si diceva", la mattina dell'omicidio avesse visto qualcosa.
Nella lista, figurerebbe poi un amico di Sempio, impiccatosi nel 2016, che su Facebook, prima di morire, avrebbe condiviso una frase della canzone La Verità dei Club Dogo (pubblicata nel 2007), che recitava: "La verità nessuno mai te la racconterà".
Che queste morti possano essere collegate in qualche modo all'omicidio di Chiara è, per ora, una mera suggestione. Come molte altre cose emerse dopo la riapertura delle indagini, che potrebbero anche chiudersi senza cambiamenti rispetto a quanto concluso in passato.
La difesa di Stasi, comunque, ci spera. Come ci sperano coloro che credono che sia una vittima del sistema giudiziario. Tra loro, c'è anche Massimo Bossetti (a sua volta condannato per l'omicidio di Yara Gambirasio, ma sempre proclamatosi innocente).
Intervistato da Telelombardia, Bossetti ha dichiarato di aver incontrato Stasi in carcere. Le loro storie, ha sostenuto, "non sono così diverse": entrambi, dal loro punto di vista, sarebbero finiti in carcere solamente per errore.