Il bonus 100 euro non è altro che il Trattamento integrativo che ha preso il posto dell’ormai ex bonus Renzi.
A partire dal 2020, è entrato a far parte delle buste paga dei lavoratori dipendenti. Di conseguenza, si deduce che il bonus non sia rivolto ai lavoratori autonomi titolari di Partita Iva.
Tuttavia, questa regola generale non esclude che anche i forfettari siano automaticamente fuori dai giochi.
In questo articolo, ti spiegherò perché, alla luce delle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.
Il Trattamento integrativo, o bonus 100 euro (ex bonus Renzi), è stato confermato anche per il 2025. Nella misura di 100 euro, viene riconosciuto direttamente nelle buste paga dei lavoratori dipendenti che rispettano determinati limiti di reddito.
Si tratta di un importo aggiuntivo erogato insieme allo stipendio e identificato dalla voce TIR.
La misura è rivolta a:
Come spiegherò in seguito, hanno diritto al trattamento integrativo anche altri lavoratori che forse non ti aspetti, a condizione che rispettino un determinato requisito.
L’importo massimo di 100 euro al mese e, quindi, 1200 euro l’anno spetta ai lavoratori con reddito lordo fino a 15.000 euro. Invece, chi percepisce redditi tra i 15.000 euro e i 28.000 euro riceve una cifra pari alla differenza tra le detrazioni fiscali cui il lavoratore ha diritto e l’IRPEF lorda a suo carico.
Una domanda molto interessante, la cui risposta forse sfugge a molti lavoratori. Il bonus 100 euro spetta anche ai lavoratori titolari di Partita Iva in regime forfettario. Forse non te lo aspettavi, ma è così. È necessario, però, un requisito indispensabile, in aggiunta a quelli previsti dalla legge per ricevere il Trattamento integrativo.
Il requisito in più per avere diritto al bonus è possedere anche un reddito da lavoro dipendente o assimilato.
Quindi, i lavoratori con Partita Iva in regime forfettario che producono solo reddito da lavoro autonomo non hanno diritto al bonus 100 euro.
I forfettari con anche un reddito da lavoro dipendente, invece, hanno diritto a ricevere il bonus 100 euro, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 29/E, del dicembre 2020.
Nel testo della circolare si legge:
Considerato quanto detto poc’anzi, le Partite Iva in regime forfettario non sono escluse a priori dalla possibilità di ricevere il bonus 100 euro.
Tuttavia, la corresponsione non è automatica, ma occorre essere prima di tutto in possesso di una serie di requisiti.
Il reddito prodotto dal forfettario come lavoratore autonomo deve essere considerato nella determinazione del reddito complessivo. È molto importante per la verifica delle condizioni di spettanza del bonus 100 euro. Quindi, i redditi da lavoro autonomo devono essere inclusi insieme a quelli da lavoro dipendente.
Sono esclusi:
Il titolare di Partita Iva in regime forfettario ha diritto al bonus 100 euro se ha anche redditi da lavoro dipendente: tuttavia, il cumulo dei redditi derivante da entrambe le attività deve rispettare i requisiti per avere diritto al trattamento integrativo, come di norma.
Il bonus 100 euro, o Trattamento integrativo, è un importo mensile di 100 euro destinato ai lavoratori dipendenti con un reddito fino a 28.000 euro. È erogato in aggiunta alla busta paga, con l’importo completo per chi guadagna fino a 15.000 euro.
I lavoratori con Partita Iva in regime forfettario possono riceverlo solo se hanno anche un reddito da lavoro dipendente o assimilato. Il bonus viene calcolato sommando i redditi da lavoro autonomo e dipendente. Sono esclusi dal bonus coloro che superano i 28.000 euro di reddito o che non soddisfano i requisiti fiscali. Il bonus è confermato anche per il 2025.