L’assistenza per gli anziani viene rafforzata attraverso la Prestazione Universale, che combina l’indennità di accompagnamento e l’assegno di assistenza, permettendo l’erogazione di un unico valore di 1.381,76 euro. Si tratta di una nuova prestazione destinata a sostenere le persone non autosufficienti, un aiuto diretto non solo sul piano economico, ma anche per la copertura delle spese specifiche, garantendo una vita quotidiana dignitosa e facilitando l'autonomia e la partecipazione sociale.
In questo senso, l’erogazione di un unico incentivo ridisegna la geografia degli aiuti diretti alle persone non autosufficienti. Ma come utilizzare questi fondi in modo corretto, rispettando la normativa vigente? Scopriamo insieme come funziona questa prestazione e l'importanza di utilizzare la quota integrativa secondo la legge.
L’INPS, nel messaggio numero 949 del 18 marzo 2025, ha spiegato i criteri di accesso, la composizione del beneficio, le spese specifiche della Prestazione Universale, nonché gli obblighi da rispettare per non perdere il beneficio.
Sì, perché anche in questo caso, come spiegato in un precedente articolo dal titolo [Indennità di accompagnamento con extra di 850€: istruzioni INPS per il bonus anziani], sono state analizzate le istruzioni per il corretto rilascio della prestazione e le opzioni di non adesione alla Prestazione Universale.
In breve, la Prestazione Universale, più conosciuta come bonus anziani, è un contributo economico coordinato, gestito ed erogato dall'INPS, rivolto esclusivamente agli anziani non autosufficienti.
Anche se può sembrare fuori dal comune, è importante sottolineare che il bonus anziani è una prestazione che si compone di due parti principali:
In sostanza, invece di riconoscere solo l’indennità di accompagnamento per le persone anziane con almeno 80 anni di età e un reddito ISEE non superiore a 6.000 euro, viene riconosciuta anche una quota integrativa.
L’obiettivo è garantire una vita quotidiana dignitosa attraverso il sostegno alle spese di assistenza, che possono riguardare sia il lavoro di cura svolto da assistenti domiciliari, sia l'acquisto di servizi qualificati.
Come preannunciato, l'assegno di assistenza è una prestazione economica aggiuntiva che sostituisce l’indennità di accompagnamento e altri tipi di aiuti, prendendo il nome di Prestazione Universale.
Pertanto, se i richiedenti soddisfano i requisiti normativi, possono aderire alla formula della Prestazione Universale, ricevendo un assegno maggiorato con un contributo di 850 euro al mese.
Tuttavia, essendo un contributo vincolato, può essere utilizzato esclusivamente per le seguenti finalità:
Anche se la gestione del contributo universale può sembrare semplice, è fondamentale rispettare le modalità e i termini previsti dalla normativa. Il contributo da 850 euro al mese, corrispondente alla quota integrativa della Prestazione Universale, deve essere utilizzato esclusivamente per le spese specificate.
L’INPS esegue controlli sull'effettivo utilizzo dell’assegno tramite la documentazione, come buste paga e fatture quietanzate, che devono essere presentate entro il 10 del mese successivo a ogni trimestre.
In caso di mancata trasmissione della documentazione, l’INPS può revocare il beneficio.
Per evitare la perdita dell’assegno, è importante:
Infine, l’INPS ricorda che un uso improprio dei fondi comporta non solo la revoca del beneficio, ma anche la restituzione delle somme indebitamente percepite.