19 Mar, 2025 - 12:09

Morte di Alex Marangon, l'avvocato Tigani: "Tanti i punti da chiarire, ma non si parli di suicidio"

Morte di Alex Marangon, l'avvocato Tigani: "Tanti i punti da chiarire, ma non si parli di suicidio"

"Ti stanno uccidendo una seconda volta", ha scritto qualche giorno fa, sui social, il padre di Alex Marangon, trovato senza vita sul greto del fiume Piave pochi giorni dopo la sua scomparsa dall'abbazia Santa Bona di Vidor (Treviso) la scorsa estate. Il riferimento è alla perizia medico-legale firmata dal professor Alberto Furlanetto, che attribuisce la morte del 25enne a un trauma cranico. E, pur non escludendo che "egli abbia subito dei colpi prima di morire", definisce come "maggiormente probabile" l'ipotesi del suicidio, che i familiari invece escludono. 

Cos'è successo ad Alex Marangon? Tanti i punti da chiarire

Intervenendo a "Incidente probatorio", programma condotto da Sharon Fanello e Gabriele Raho, in onda dal lunedì al venerdì su "Fatti di nera" (canale 122 del digitale terrestre) e in streaming su Cusano Media Play, anche l'avvocato Stefano Tigani, che assiste la famiglia Marangon, si ora è espresso sul caso.

"A distanza di oltre otto mesi, non sappiamo ancora cosa sia successo davvero quella sera. Certamente si tratta di una vicenda strana, con molti aspetti da chiarire, ma Alex era sereno e non aveva mai mostrato propositi autolesionistici: non ci si venga a parlare di suicidio", ha dichiarato. 

Il corpo del giovane, originario di Marcon, è stato trovato senza vita, nei pressi di Ciano del Montello, il 2 luglio 2024. L'ultimo avvistamento risale invece alla notte tra il 29 e il 30 giugno. Alex stava partecipando a un raduno spirituale.

Che avrebbe previsto, tra le altre cose, l'assunzione di ayahuasca, una potente sostanza allucinogena usata nei riti sciamanici, che in Italia è vietata. Secondo gli altri presenti, si sarebbe alzato all'improvviso, uscendo dall'abbazia e inoltrandosi nella vegetazione. Facendo perdere le sue tracce. 

Le conclusioni dell'autopsia e il parere della famiglia

L'allarme partì solo diverse ore dopo, alle 7 del mattino. Qualche giorno dopo, sul greto del fiume Piave, la tragica scoperta. Si parlò subito di lesioni compatibili con un pestaggio. Nonostante ciò, dopo l'autopsia, il professor Furlanetto ha fatto sapere di ritenere più probabile che il giovane possa essersi suicidato, buttandosi in acqua dal terrazzo belvedere dell'abbazia, cioè da circa 15 metri di altezza.

Ipotesi avallata, secondo il medico, dalle testimonianze degli altri partecipanti al rito, nonché dai risultati degli esami tossicologici, che avrebbero evidenziato l'uso di sostanze da parte di Alex, che quindi, probabilmente, non era lucido. "Quello che mi chiedo è come si faccia ad assumere come base per una consulenza tecnica le dichiarazioni di persone il cui stato psico-fisico al momento dei fatti, a quanto ne sappiamo, non è stato neanche verificato", il commento l'avvocato Tigani. 

"Non avendo letto gli atti, ma potendo immaginare alcune circostanze, anche grazie al confronto con il nostro consulente, il professor Cinelli, ci sentiamo di escludere che si sia trattato di un gesto volontario. Se il ragazzo si fosse buttato, come sostenuto nella perizia, alcuni rami degli alberi presenti si sarebbero spezzati, o comunque avrebbero presentato tracce di un suo passaggio", ha spiegato.

"Inoltre, le lesioni mortali sarebbero state più numerose e non limitate all'occhio e al costato. Per atterrare dove è stato trovato, cioè nell'acqua, evitando la vegetazione, Alex avrebbe dovuto fare un salto da esperto. Un altro aspetto che ci lascia perplessi è il fatto che, secondo le indiscrezioni, il suo corpo sarebbe rimasto sotto l'abbazia per almeno 20 ore prima di essere trascinato a valle per 4-5 km", ha proseguito.

Sulla ricerca di verità e di giustizia per il 25enne

Sembra che il giorno successivo alla scomparsa un drone abbia ripreso la salma del 25enne proprio sotto la terrazza. Eppure i sommozzatori che da subito si recarono sul posto per le ricerche non lo videro. "Ho letto che le acque erano torbide, ma non è affatto vero, tanto che in quei giorni nel fiume si faceva il bagno", ha dichiarato il legale.

Al momento il fascicolo aperto dalla Procura è per omicidio volontario contro ignoti. "Possiamo anche accettare che si parli di un possibile incidente legato all'assunzione di droga, se ci venisse confermato dai test tossicologici (in quel caso, l'ipotesi di reato cambierebbe in morte come conseguenza di altro reato, ndr), tutto il resto no", ha aggiunto.

"Non stiamo cercando un assassino a tutti i costi e vogliamo evitare le polemiche; l'ho detto più volte e lo ribadisco. Ciò che alla famiglia interessa è che si arrivi alla verità, che venga fatta pienamente luce sulla vicenda". Anche e soprattutto per restituire ad Alex la dignità e la giustizia che gli spettano. 

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Sara D'Aversa
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