Shion Aku è un’impiegata, la cui vita ruota solo ed esclusivamente attorno ai videogiochi e a come ritagliare il maggior tempo possibile per dedicarcisi. Kumazo, il suo fedele orsetto di pezza vinto a un UFO catcher quando era piccola, è colui che narra le vicende giornaliere della sua padroncina. A questo duo inseparabile si aggiunge Janome, giovane collega di Shion, che condivide la sua stessa passione e che la spinge a fare nuove esperienze. Un divertente e rilassante slice of life all’insegna di videogiochi, VR, console, dirette streaming, cavi, cavetti e… chi più ne ha, più ne metta!
Il 5 marzo è uscito "Videogame" girl di Ken Wakai, edito da Toshokan e tradotto da Ludovica Morrone. L’abbiamo intervistata per saperne di più su questo interessante manga incentrato sul mondo videoludico.
Di cosa parla il manga?
Videogame girl in breve parla della quotidianità e della passione per i videogiochi di Shion Aku dal punto di vista del suo orsacchiotto Kumazo, un peluche che ha da quando è piccola.
È stato difficile tradurlo?
La difficoltà è stata nelle innumerevoli scritte realizzate a mano dall’autore. La pagina in cui Shion redige una sorta di lista per la sua kōhai con alcuni consigli di videogiochi con belle colonne sonore che mi ha fatto uscire pazza, per non parlare di un’altra pagina con tutte le scritte degli altoparlanti di un sistema audio o delle provviste dei militari. Per il resto a parte uno o due problemi un po’ criptici nella resa in italiano, la storia è scorrevole e il volume piacevole da tradurre.
Che messaggio lancia?
Immagino che il suo messaggio sia quello di inseguire le proprie passioni mettendo da parte l'età. Spesso i videogiochi sono visti come qualcosa per bambini piccoli e purtroppo, tutt'ora, nel 2025, si sentono ancora in giro quei tristi e banali stereotipi per cui fumetti e videogiochi siano da bambini. A Shion non interessa del giudizio altrui, ama coltivare il suo hobby perché è una cosa che la fa stare bene. Inoltre, sia Shion che la sua kōhai hanno trovato nei videogiochi un motivo di avvicinamento che ha permesso loro di diventare amiche.
A chi lo consiglieresti e perché?
Sicuramente ai nerd, inteso ovviamente come motivo di vanto. Ci sono molti riferimenti indiretti a Final Fantasy, Pokémon e altri videogiochi cult; inoltre, ci sono tanti espedienti divertenti che ho ritrovato in molti amici gamer come la depressione dopo aver concluso un videogioco o l’affetto verso i videogiochi che hanno segnato la nostra infanzia. Questo fumetto è un po’ la summa delle esperienze di gioco che ogni gamer che si rispetti ha sicuramente vissuto, quindi, non potrà non suscitare un sorriso.