07 Mar, 2025 - 15:02

"Storia della mia famiglia" è un’occasione mancata: emozioni e irriverenza non bastano

"Storia della mia famiglia" è un’occasione mancata: emozioni e irriverenza non bastano

"Storia della mia famiglia" è una serie che promette tanto e, in parte, mantiene le aspettative. Scritta da Filippo Gravino (La terra dei figli) e diretta da Claudio Cupellini (ACAB – La serie), la miniserie dramedy affronta tematiche profonde e attuali: la famiglia non tradizionale, la perdita, la responsabilità e la crescita personale. Ma nonostante il suo cuore pulsante e un'idea di fondo interessante, la serie non decolla mai completamente. Ma perché?

Il dramma di una famiglia atipica

La trama segue Fausto (Eduardo Scarpetta), un giovane padre malato terminale che, nel suo ultimo giorno di vita, cerca di preparare i figli Libero ed Ercole a un futuro senza di lui. Per farlo, affida il loro destino alle persone più importanti della sua vita: la madre Lucia (Vanessa Scalera), il fratello Valerio (Massimiliano Caiazzo) e gli amici Maria (Cristiana Dell'Anna) e Demetrio (Antonio Gargiulo). Questi quattro personaggi, ognuno con le proprie fragilità e insicurezze, dovranno formare una famiglia atipica e trovare un equilibrio inaspettato.

La serie si muove su due piani temporali: il presente, con i protagonisti alle prese con la nuova realtà familiare, e il passato, che attraverso i flashback ci permette di conoscere meglio Fausto, la sua storia d'amore con Sarah (Gaia Weiss) e il percorso che lo ha portato a costruire la sua famiglia. Questo gioco narrativo è uno degli elementi che riesce a tenere insieme la serie e rende più coinvolgente l'arco narrativo dei personaggi. 

Luci e ombre nella resa finale

Se da un lato "Storia della mia famiglia" riesce a toccare con delicatezza temi universali, dall'altro soffre di alcune criticità che ne compromettono l'impatto complessivo. La sceneggiatura presenta momenti di grande intensità, ma spesso si appoggia a dialoghi troppo costruiti e situazioni prevedibili che ne alterano la genuinità. Il rischio di scivolare in un melodramma eccessivamente zuccheroso è sempre dietro l'angolo, e in alcune scene il pathos appare forzato piuttosto che autentico. Non basta smorzare i toni nei momenti più toccanti o emozionanti per far risultare la storia più “digeribile”.

Le interpretazioni sono altalenanti. Eduardo Scarpetta offre una performance vibrante, restituendo un Fausto credibile e carismatico, mentre Vanessa Scalera è una solida presenza scenica nel ruolo di Lucia. Tuttavia, alcuni personaggi secondari, tra cui Valerio interpretato da Massimiliano Caiazzo, non risultano sempre convincenti, complice una scrittura che tende a stereotipare i loro percorsi emotivi. Anche la regia di Cupellini, pur efficace nelle scene più intime, non sempre riesce a dare il giusto respiro alla storia, risultando a tratti troppo teatrale.

L'elemento vincente: la famiglia oltre i legami di sangue

Ciò che rende "Storia della mia famiglia" un prodotto comunque interessante è la sua visione della famiglia. Non si tratta di un'unità tradizionale, ma di un nucleo eterogeneo in cui l'affetto e il senso di responsabilità contano più della parentela biologica. Questo concetto viene esplorato con sincerità e offre spunti di riflessione su cosa significhi davvero essere una famiglia, concetto ad oggi molto attuale.

L'alternanza tra momenti di dramma e leggerezza è un altro punto di forza. L'ironia è ben dosata e aiuta a bilanciare le parti più struggenti della storia, ed evita che il tutto si trasformi in una narrazione eccessivamente deprimente. Ma non si tratta di un equilibrio perfetto, e in alcune sequenze il tono sembra oscillare in modo troppo brusco tra commedia e tragedia..

Conclusione: una serie riuscita a metà

"Storia della mia famiglia" è una serie con molte potenzialità, ma che non riesce a raggiungere del tutto l'eccellenza. Se da un lato offre una narrazione coinvolgente, un'idea di fondo potente e un cast capace di regalare momenti di autentica emozione, dall'altro soffre di alcune fragilità nella scrittura e nella direzione attoriale.

È una storia che parla di vita, morte e famiglia in una maniera che cerca di essere onesta e sentita, ma che talvolta scivola nello stereotipo. Un'opera che merita di essere vista, specialmente per chi ama i family drama e le storie cariche di emozione, ma che lascia anche la sensazione di un'occasione parzialmente sprecata. 

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Manuele Calvosa
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