L’incontro tra Donald Trump, JD Vance e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca, avvenuto il 28 febbraio 2025, ha suscitato forti reazioni internazionali. Il comportamento dell’ex presidente e del senatore dell’Ohio, che hanno criticato Zelensky per non aver mostrato sufficiente gratitudine verso gli Stati Uniti, ha indignato molti, tra cui il celebre scrittore di horror e fantascienza Stephen King. Da tempo critico nei confronti di Trump, King non ha esitato a definire entrambi “bulli” e a sottolineare come tali individui non provino vergogna.
Stephen King non è nuovo alle critiche contro Trump. Fin dall’elezione dell’ex presidente nel 2016, lo scrittore ha spesso usato i suoi social media per esprimere il suo disappunto nei confronti delle politiche e del comportamento del tycoon repubblicano. Anche questa volta, King non ha fatto eccezione, rispondendo con parole dure all’episodio.
In un post su Threads, King ha commentato: “Trump e Vance dovrebbero vergognarsi di se stessi, ma i bulli non provano vergogna”. Questa affermazione riflette non solo la sua opinione personale su Trump e Vance, ma anche una visione più ampia della politica populista americana, caratterizzata da aggressività e attacchi personali.
L’uso della parola “bulli” da parte di King è particolarmente significativo. Lo scrittore, nelle sue opere, ha spesso esplorato il tema del bullismo, creando personaggi che incarnano il potere oppressivo esercitato su chi è più debole. Da Carrie a It, i suoi romanzi abbondano di figure che abusano del loro potere sugli altri, proprio come, secondo King, stanno facendo Trump e Vance nei confronti di Zelensky.
Non è la prima volta che figure del mondo della cultura si schierano contro la politica divisiva di Trump. Stephen King, insieme ad altri scrittori, attori e musicisti, ha spesso usato la propria influenza per contrastare la retorica populista. La sua posizione è quella di un intellettuale che vede nel trumpismo una minaccia non solo per la politica americana, ma per la democrazia stessa.
King ha sempre creduto nel potere della narrativa come mezzo per comprendere il mondo e le sue paure. In molte delle sue opere, il vero orrore non proviene da mostri sovrannaturali, ma dalla crudeltà umana, dall’avidità e dalla sete di potere. Trump e Vance, nel loro comportamento verso Zelensky, incarnano esattamente questi elementi.
L’indignazione di Stephen King rappresenta un campanello d’allarme per molti americani e per il mondo intero. Il dibattito sul ruolo degli Stati Uniti nel conflitto ucraino non riguarda solo la politica estera, ma anche i valori su cui si basa la democrazia americana.
Trump e Vance hanno scelto di adottare una posizione che minimizza il sacrificio dell’Ucraina e che sembra più interessata a fomentare divisioni interne piuttosto che a difendere gli interessi globali degli Stati Uniti. Le parole di King ci ricordano che la politica non è solo una questione di strategia, ma anche di morale, e che la storia non è mai gentile con coloro che scelgono di stare dalla parte sbagliata.
In un’epoca in cui la realtà sembra sempre più simile a un romanzo distopico, la voce di scrittori come Stephen King è più necessaria che mai. Non per spaventare, ma per risvegliare le coscienze.