15 Feb, 2025 - 14:30

Sanremo e la politica, tutte le volte che canzoni "scomode" sono arrivate sul palco dell'Ariston

Sanremo e la politica, tutte le volte che canzoni "scomode" sono arrivate sul palco dell'Ariston

Inni contro la guerra, elogi al femminismo, ma anche temi filosofici difficilmente conciliabili con lo spirito nazionalpopolare del palco del teatro Ariston di Sanremo. In passato, anche la politica ha trovato il suo spazio al Festival, riuscendo, talvolta, a imporsi sulle canzoni d'amore, considerate favorite per la vittoria finale. Gli esempi non mancano nella storia dell'evento: da Adriano Celentano nel 1966 fino allo scorso anno con l'esibizione del rapper Ghali.

Quest'anno, come anticipato da Carlo Conti qualche mese fa, la politica sarebbe stata la grande assente del Festival: niente testi troppo impegnati, ma solo canzoni che trattassero temi come la famiglia o i sentimenti. Eppure, anche in un contesto di parziale censura, la denuncia sociale ha trovato spazio tra il pubblico dell'Ariston e sul palco di un'edizione del Festival che per molti si preannunciava spenta.

Difficile che a trionfare sia un testo di denuncia in questo Festival, ma guardando indietro nel tempo è facile trovare diversi vincitori capaci di portare qualcosa di differente e rendere, a loro modo, l'evento memorabile. In molti casi, portare la politica sul palco ha avuto anche conseguenze per gli artisti.

Quando la politica approda sul palco dell'Ariston

Era il 1966 quando Adriano Celentano portò a Sanremo "Il ragazzo della Via Gluck", una canzone che denunciava i cambiamenti di Milano nel dopoguerra, quando quella che oggi è una delle strade più centrali della città, dove Celentano viveva da giovane, era ancora campagna. Sebbene nel tempo la canzone sia diventata un cult e una fotografia di un’epoca ormai passata, a quel Festival non riscosse molto successo.

Nel 1987 ci riprovarono Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi con "Si può dare di più", un brano dedicato alla solidarietà che vinse quell'edizione del Festival. Due anni più tardi, nella sezione emergenti, Paola Turci portò "Bambini", una canzone contro le guerre, che vinse la competizione. Nel 1994, il comico Giorgio Faletti cantò "Signor Tenente", un brano che, in un momento storico segnato dalle stragi mafiose di Capaci e via d’Amelio, suscitò una grande riflessione sul ruolo dello Stato e delle forze dell'ordine. Faletti arrivò secondo. Due anni dopo, nel 1996, toccò a Elio e le Storie Tese con "La Terra dei Cachi", una denuncia dei mali della società italiana, che si classificò anch'essa seconda.

Gli anni 2000: da Caino all'eutanasia

La politica e il sociale continuarono a fare capolino sul palco dell'Ariston anche nel 2003, quando Enrico Ruggeri, insieme ad Andrea Mirò, portò "Nessuno tocchi Caino", una canzone contro la pena di morte, che però non andò oltre il terzo posto. Nel 2007, il cantante romano Fabrizio Moro si presentò nella sezione Giovani con "Pensa", un brano contro la mafia che vinse quella categoria. Nello stesso anno, il Festival fu vinto da Simone Cristicchi con "Ti regalerò una rosa", una canzone che denunciava le condizioni di vita di un uomo rinchiuso in manicomio.

Nel 2010, Povia, già vincitore nel 2006, portò sul palco dell'Ariston il brano "La verità", nel quale parlava di Eluana Englaro, una ragazza rimasta in stato vegetativo per diciassette anni e poi morta per la sospensione della nutrizione artificiale. Il brano arrivò decimo, destando non poche polemiche.

Le recenti polemiche

A occupare la scena "politica" di Sanremo per ben due anni fu Ermal Meta, cantautore italo-albanese, classificatosi terzo nel 2017 con "Vietato Morire" e primo l'anno successivo con "Non mi avete fatto niente", brani che trattavano temi di immigrazione e guerra in un periodo particolarmente difficile per l'Europa.

Il caso più recente è quello legato al rapper Ghali, che nel 2024 portò sul palco dell'Ariston la canzone "Casa mia", un chiaro riferimento al conflitto in corso in Medio Oriente. Il brano suscitò non poche polemiche, incluso un acceso dibattito con l'ex ambasciatore di Israele in Italia, Alon Bar.

E quest'anno?

Nel rivoluzionato Festival di Sanremo, che si preannunciava distante da canzoni socialmente impegnate, la politica è tornata a farsi sentire: basti pensare all'intervento di Roberto Benigni sul palco, alla canzone "Grazie ma no grazie" di Willie Peyote e alle polemiche intorno all'esibizione di Noa e Mira Awad. Insomma, difficile sbarazzarsi della politica, perché, del resto, essa fa parte dell’animo nazionalpopolare.

L'articolo in tre punti

  • Politica a Sanremo nel tempo: Il Festival di Sanremo ha visto diverse canzoni politiche e sociali, come "Il ragazzo della Via Gluck" di Celentano (1966) e "Si può dare di più" di Morandi, Ruggeri e Tozzi (1987), che trattano temi di denuncia sociale, guerra e solidarietà. Anche artisti come Paola Turci, Giorgio Faletti e Elio e le Storie Tese hanno portato brani con messaggi forti e impegnati, spesso suscitando polemiche.

  • I temi sociali e politici negli anni 2000: Brani come "Nessuno tocchi Caino" di Ruggeri (2003) e "Pensa" di Fabrizio Moro (2007), e la vittoria di Cristicchi con "Ti regalerò una rosa" (2007), continuano a trattare temi di giustizia, mafia, e diritti umani. Anche Povia nel 2010 affronta temi delicati come l'eutanasia, suscitando polemiche.

  • La politica nel Sanremo recente: Nonostante il tentativo di allontanarsi dalla politica, anche le edizioni più recenti hanno visto la politica farsi spazio. Il caso di Ghali (2023) e i temi trattati da artisti come Ermal Meta e Fabrizio Moro (2017-2018), che parlano di immigrazione e guerra, confermano che la politica è sempre stata, e continua a essere, una componente del Festival, anche se non sempre ben accolta.

 

 

AUTORE
foto autore
Francesco Fatone
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE