Era arrivato in Italia dal Camerun carico di speranze. Con lo stesso carico, giovedì 31 gennaio, era uscito dalla struttura che lo accoglieva nell’Alessandrino in cerca di un lavoro. Ange Jordan Tchombia, 19 anni, sognava di costruirsi una nuova vita, per riscattare anche quella del fratello, morto in Libia durante la difficile traversata del Mediterraneo. Invece, è stato ucciso.
Insieme a un altro ragazzo del centro di accoglienza di cui era ospite da aprile scorso a Isola Sant’Antonio, in provincia di Alessandria, giovedì Ange si era recato al bar vicino alla stazione di Tortona per consegnare ai titolari il suo curriculum vitae.
Entrando, aveva lasciato il suo monopattino all’esterno. Guardando dalla vetrina, a un certo punto, si è accorto che tre ragazzi stavano cercando di portarlo via. Deciso a fermarli, è uscito dal locale e li ha inseguiti.
Ne è nata una lite; poi, senza dargli nemmeno il tempo di difendersi, uno dei ladri ha estratto un coltello e lo ha colpito al petto. Immediatamente soccorso, Ange è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Alessandria, ma per lui non c’è stato nulla da fare: poco dopo il ricovero è morto.
Il servizio mandato in onda dal Tg3 ieri, 31 gennaio 2025.
“Jordan”, come lo chiamavano tutti, stava partecipando, con l’aiuto di uno psicologo della struttura che lo aveva accolto, a un progetto educativo per superare i sensi di colpa che lo attanagliavano dopo la morte del fratello.
Erano partiti insieme, ma solo lui era riuscito a sopravvivere agli stenti del viaggio e alle violenze subite in Libia, deciso a non arrendersi. Quando era arrivato in Italia, aveva visto, finalmente, la possibilità di una nuova vita, mettendosi al lavoro.
Aveva imparato l’italiano – secondo i conoscenti lo preferiva ormai al francese – e stava per riprendere a gareggiare nel pugilato, sport che aveva praticato anche nel suo Paese. “Era un bravo ragazzo: generoso, disponibile. Uno studioso: dopo quell’impegno in stazione doveva andare ad un corso”, ha dichiarato ai giornalisti Remo Grasso, direttore del centro di accoglienza.
“Di quanto accaduto ci ha avvertito un nostro collaboratore. Una coltellata l’ha colpito al petto, dall’ospedale ci hanno poi detto che era morto”, ha aggiunto, secondo quanto riporta Il Corriere della Sera.
Grazie all’analisi delle telecamere di videosorveglianza installate nei pressi della stazione, i carabinieri sarebbero già riusciti a rintracciare il presunto responsabile dell’aggressione, trasferendolo in carcere con l'accusa di omicidio. Si tratterebbe, secondo fonti locali, di un 24enne di origini marocchine senza fissa dimora e con precedenti penali. Si aspettano nuovi sviluppi. Resta, intanto, lo sgomento di una comunità.
“Ormai il degrado dilaga”, scrive un’utente sul gruppo Facebook “Cronaca di Tortona” nel commentare la notizia della morte del ragazzo. “Non è più una città vivibile”, recita il commento di qualcun altro. In molti dei messaggi vengono chiesti “provvedimenti urgenti”.
La risposta del Comune non si è fatta attendere.
ha scritto, sempre sui social, il consigliere comunale Andrea Mantovani, lamentando la trasformazione del caso di cronaca in un argomento politico. “Sarà comunque mia premura e priorità portare avanti progetti utili, già presentati e discussi”, ha assicurato.
Polemiche che investono anche la città di Milano, soprattutto dopo il caso delle violenze sessuali di Capodanno.