Che Paese è quello in cui un cantante rinuncia a Sanremo per un'indagine e una ministra con un rinvio a giudizio rimane comodamente al governo? Su X, se l'è chiesto l'ex sottosegretaria al Mise in quota Pd Alessia Morani.
Il parallelismo tra la vicenda di Emis Killa e quella di Daniela Santanchè, del resto, era perfetto per i social che, si sa, funzionano con la logica della polarizzazione.
Peccato, però, che a rispondere alla Morani ci abbia pensato un altro ex parlamentare Pd: Stefano Esposito. E non sono state parole al miele: "Che Paese è? Un Paese dove vige la forca in piazza invece che la presunzione d'innocenza fino al terzo grado di giudizio. Un Paese dove la magistratura ha, da tempo, esondato dal suo ruolo costituzionale. Un Paese dove ha vinto la cultura grillina e il populismo". Insomma: roba da incassare e portare a casa.
Fatto sta che se il garantismo si fa valere a Roma per Daniela Santanchè, lo stesso non si può dire a Sanremo per Emis Killa, il cantante che ha rinunciato al Festival appena dopo aver saputo di essere indagato a Milano per associazione a delinquere.
Al di là dell'intervento di Esposito a sua difesa, sono mesi che la politica romana, nel nome del garantismo, consente a Daniela Santanchè di resistere. Alessandro Cattaneo di Forza Italia, tanto per citare un'ultima dichiarazione a suo favore, l'ha messa così:
Come dire: la palla è avvelenata. Ma non c'è alcun diktat di lasciare. Sebbene la situazione, negli ultimi giorni, sia sembrata precipitare: il 17 gennaio, Santanchè è stata rinviata a giudizio per falso nelle comunicazioni 2016-2022 della società Visibilia; poi la Cassazione ha fatto rimanere a Milano il caso della presunta truffa allo Stato sulla cassa integrazione dei suoi lavoratori nel periodo del Covid; poi, c'è sempre l'indagine in corso per concorso nella bancarotta di Ki Group srl, la società di cui Santanchè era tra gli amministratori, con un passivo di 8,6 milioni.
A fronte di tutto questo, anche le ultime esternazioni del suo grande protettore politico Ignazio La Russa possono far pensare a tutto e al contrario di tutto:
ha confidanto ieri la seconda carica dello Stato ai giornalisti. Ma le dimissioni, la mozione di sfiducia?
Passo e chiudo: chi chiede le dimissioni della Santanchè sui social come la Morani rischia solo di fare la figura del giustizialista
Che paese è quello in cui un cantante rinuncia a Sanremo per un’indagine ed una ministra con un rinvio a giudizio rimane comodamente al governo?
— Alessia Morani (@AlessiaMorani) January 29, 2025
A Roma, quindi, in un modo o nell'altro, nel nome del garantismo, si resiste. E a Sanremo? Nella città del Festival è un'altra storia. Qui, alla dura legge dell'Ariston non sembra esserci garantismo che tenga.
Del resto, come dice il vecchio adagio? Scherza coi fanti e lascia stare i santi.
Per Emis Killa, indagato a Milano per associazione a delinquere, non si è dovuta muovere alcuna opposizione, non è stato lanciato alcun appello, non è stato scritto alcun post per vederlo salutare immediatamente la compagnia.
ha dichiarato subito dopo il suo coinvolgimento nel procedimento. Quasi a rimarcare che l'istituzione-Sanremo è sacra, più sacra di tutte quelle di Roma messe assieme:
ha detto ancora l'artista. Altro che canzonette: a Sanremo non si dura quanto a Roma. A sollevare una questione di garantismo, nella città del Festival, non c'è nessuno.