Il processo per l'omicidio di Nino Agostino, avvenuto nel 1989 a Villagrazia di Carini, in provincia di Palermo, dovrà essere rifatto. Lo ha deciso la Corte di Cassazione, che oggi, 30 gennaio 2025, ha annullato con rinvio la sentenza con cui la Corte d'Assise d'Appello aveva confermato la condanna all'ergastolo per il boss mafioso Antonino "Nino" Madonia. Nessun rinvio, invece, per l'omicidio della moglie del poliziotto, Ida Castelluccio, per cui, in Appello, era già caduta l'aggravante della premeditazione. "Il delitto è prescritto", scrive l'Ansa, "Madonia non può essere chiamato a risponderne".
I fatti risalgono a ormai trentacinque anni fa. Era la sera del 5 agosto 1989. Nino Agostino e la moglie Giovanna Ida Castelluccio, incinta di tre mesi, si trovavano davanti casa dei genitori del poliziotto, a Villagrazia di Carini, quando furono improvvisamente colpiti e uccisi con una revolver 357 Magnum da due uomini arrivati a bordo di una moto di grossa cilindrata, poi ritrovata carbonizzata.
Le indagini partirono nell'immediato, concentrandosi, inizialmente, su un delitto passionale. Dopo una serie di depistaggi, nel 2015 si scoprì che Agostino, agente presso il commissariato di San Lorenzo a Palermo, aveva svolto, in collaborazione con i Servizi, delle "mansioni coperte" apparantemente finalizzate alla ricerca e alla cattura di latitanti di mafia.
Una "struttura di intelligence" di cui avrebbero fatto parte anche Emanuele Piazza, Giovanni Aiello, detto "Faccia da mostro", Guido Paolilli e altri, che, in realtà, "si occupava di gestire complesse relazioni di cointeressenza tra alcuni infedeli appartenenti alle istituzioni e Cosa Nostra". Scopo che Agostino aveva scoperto.
Per questo, poco prima di sposare Ida, aveva fatto un passo indietro. Secondo i giudici, fu la sua decisione di allontanarsi dalla rete - dopo aver fornito una valida pista per l'arresto di Totò Riina - a segnare la sua condanna a morte.
Secondo le ricostruzioni, sulla moto da cui partirono i colpi che uccisero Agostino e sua moglie c'erano il boss Antonino "Nino" Madonia e Gaetano Scotto, che è stato processato con rito ordinario e condannato all'ergastolo dalla Corte d'Assise di Palermo il 7 ottobre scorso.
Madonia, che ha scelto il rito abbreviato, dovrà essere nuovamente processato. Oggi, 30 gennaio 2025, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna già emessa nei suoi confronti in primo e in secondo grado, rinviandolo in Appello per l'omicidio del poliziotto.
Il servizio mandato in onda dal Tg3 oggi, 30 gennaio 2025.
"Per fortuna Vincenzo e Augusta non hanno ascoltato questa sentenza. È l'unico commento che merita", ha dichiarato l'avvocato Fabio Repici, che rappresenta la famiglia Agostino, dopo che i giudici hanno accolto il ricorso dei difensori di Madonia. Per le motivazioni bisognerà aspettare 90 giorni.
Vincenzo Agostino, papà di Nino, decise nel 1989 che si sarebbe fatto crescere la barba finché la sua famiglia non avesse ottenuto giustizia. "Sento che tra poco potrò tagliarla", aveva detto dopo la condanna in Appello del boss.
Lo scorso aprile, all'età di 87 anni, è morto. E forse si sbagliava. La giustizia, infatti, non è ancora arrivata. Il nipote, che ha in un certo senso raccolto la sua eredità, ha scritto sui social: