La linea del governo dopo lo scoppio del caso Almasri e dell'avviso di garanzia ricevuto dalla premier Giorgia Meloni e dai ministri Matteo Piantedosi, Alfredo Mantovano e Carlo Nordio si è attestata su due direttrici: da un lato l'attacco alla Corte penale internazionale (CPI) e dall'altro le insinuazioni contro il lavoro del magistrato Francesco Lo Voi.
Per il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani esiste un'unica motivazione dietro l'avviso di garanzia spiccato da Lo Voi: diversamente da quanto indicato da Fratelli d'Italia, una ripicca per dei voli di stato negati da Mantovano, il leader di Forza Italia vede il magistrato come simbolo di quella magistratura politicizzata che lotta contro il governo e la sua riforma della giustizia.
La separazione delle carriere, inserita nel programma di governo votato alle politiche del 2022, è per Tajani una legittima aspirazione dei cittadini e delle cittadine italiane: andare contro di loro significa andare contro il mandato popolare che questo governo ha ricevuto. I magistrati politicizzati, insomma, sfrutterebbero ogni occasione (come nel caso di Almasri) per criticare l'attività dell'esecutivo di centrodestra.
A margine di una conferenza stampa che Forza Italia ha organizzato oggi 30 gennaio 2025 alla Camera, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani detta quella che sembra non solo la linea del suo partito ma anche quella del governo: il caso Almasri nasce da un sentimento di ripicca e vendetta che un pezzo politicizzato della magistratura nutrirebbe contro la riforma della giustizia.
Sono dalla parte di @GiorgiaMeloni ,@Piantedosim ,di Nordio e di Mantovano. Difendo la separazione dei poteri e condanno scelte che suonano come una ripicca per la riforma della giustizia.
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) January 28, 2025
Ottenuto il primo sì alla Camera (ne mancano altri tre da ricevere al Senato e alla stessa Camera), la creazione di due Csm - uno giudicante e uno requirente - è stata osteggiata in modo plateale dai magistrati italiani. L'Anm ha spesso ripetuto che così facendo la magistratura finirà sotto il controllo dell'esecutivo, cosa che lo stesso Tajani tiene a precisare come non vera.
Lo stesso grado di inesattezza il vicepremier lo riscontra anche nel caso politico che ha scosso il governo nelle ultime 48 ore: l'avviso di garanzia che il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il ministro della Giustizia Carlo Nordio hanno ricevuto per favoreggiamento e peculato dopo l'arresto lampo del generale libico Almasri.
Sono questi - riforma della giustizia e caso Almasri - strettamente legati nelle risposte che Tajani dà alle domande dei giornalisti. Molto si discute se la decisione del magistrato Francesco Lo Voi di procedere con l'avviso di garanzia fosse motivata o meno: se l'Anm ritiene che fosse un "atto dovuto", il leader forzista puntualizza che Lo Voi ha voluto mandare un segnale politico all'attuale governo.
Tajani poi adombra il motivo recondito che avrebbe spinto sia l'agire di Lo Voi, sia chi ha presentato la denuncia (l'avvocato Luigi Li Gotti) sia infine chi critica ciò che ha fatto il governo: la paura che la riforma della giustizia abbia successo e che ponga quindi fine allo strapotere della magistratura politicizzata sulla politica e sulla stessa giustizia.
Il problema principale di tutta la vicenda è che nessuno sembra voglia assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Né il governo, che ha deciso per ragion di Stato di riportare in Libia Almasri nonostante il mandato di arresto internazionale della CPI, né le opposizioni, che si accodano a un avviso di garanzia ritenendolo l'arma politica migliore per combattere - sempre politicamente - l'attuale maggioranza.
Le accuse di #favoreggiamento e #peculato sono evidentemente inconsistenti, il procuratore #LoVoi avrebbe dovuto iscrivere la notifica sul modello 45 (atti che non costituiscono reato), ha invece scelto il 21 (reati a carico di persone note): la via dell’inferno è lastricata di… pic.twitter.com/H6P3Hsc9FX
— Fondazione Luigi Einaudi (@fleinaudi) January 30, 2025
Sui motivi che hanno portato il generale libico a esser arrestato e poi rilasciato così velocemente Tajani non aggiunge nulla di nuovo rispetto a quanto molti esponenti della maggioranza hanno ripetuto in queste ore. È colpa della magistratura, sia quella internazionale che quella europea e poi italiana, che Almasri ha potuto passare così tanto tempo in libertà nonostante le accuse a suo carico:
Secondo Tajani l'Italia non ha potuto fare altro che prendere atto di questa scelta della magistratura e "porvi rimedio" utilizzando un volo di stato per riportare su territorio libico Almasri. Pure la CPI dovrebbe interrogarsi a fondo su quella che il vicepremier ritiene una grossa falla nella sua attività: "perché non si è intervenuti prima?", si chiede retoricamente Tajani.
Ci sono quindi molte ambiguità e risposte non date in questa vicenda che ha messo in grande difficoltà il governo. La discussione ad oggi ruota attorno proprio all'attività di Lo Voi, che il centrodestra accusa di essere - nonostante i precedenti trascorsi politici - un esponente di sinistra che vuole colpire una parte politica avversa.
Il sottosegretario Mantovano ha sospeso i voli di Stato per il PM Lo Voi, che costavano ben 13 mila euro ciascuno. Lo stesso che poi ha iscritto Mantovano, #GiorgiaMeloni, Nordio e Piantedosi nel registro degli indagati. A pensar male… pic.twitter.com/9vjWr3AUtL
— Marco Lisei (@Marcolisei) January 29, 2025
Né Lo Voi né Li Gotti sono, per Tajani, esenti da colpe: il loro agire viene considerato dannoso per il prestigio e lo standing internazionale italiano, ma soprattutto palesa ancora una volta quanto l'attuale esecutivo si senta sotto assedio da parte di poteri e forze esterne.
In questo caso si tratta della magistratura, che non vorrebbe rinunciare ai suoi privilegi, andando però a danneggiare gli interessi dell'Italia: